AMPLIFICAZIONE
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Funzionamento
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Sound Processing
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Esempi di setup a Rack
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Un altro schema interessante è quello in fig. 7, ed è il setup usato da John Petrucci (chitarrista dei Dream Theater). Il sistema prevede due preampli ed è anche in questo caso tridimensionale.

Setup a rack


Analizzando uno dei setup utilizzati da Steve Vai, possiamo vedere che ultimamente predilige una serie di effetti a pedale (wah Bad Horsie Morley, distorsore Boss DS1, chorus Boss CH1 e Digitech Whammy Pedal Mark 1) che mandano il segnale a due testate: una Bogner Ecstasy tri-canale (molto simile ad una Marshall pompata) e una Marshall JCM 900 modificata, entrambe utilizzate solo come pre. Da qui, dopo un pedale volume della Boss, il segnale entra nel rack effetti, dove troviamo due delay Roland SDE-3000, un Digitech DHP-55 Harmony Machine, un Eventide DSP H4000 per poi andare al finale VHT Classic collegato a due casse Marshall 4x12 (con coni Celestion Vintage 30). Queste vengono microfonate tramite un Sennheiser 421 ed uno Shure SM 57. Il sistema è controllato da un Bradshaw Switching System.
Joe Satriani utilizza ad esempio un setup molto più immediato: due testate Marshall 30th Anniversary da 100 Watt Limited Edition, un wah Wah e due delay Chandler Digital Echo. Entrambi i chitarristi propendono per un Wireless Furman, che è uno dei migliori apparati per la trasmissione radio del suono (il cosiddetto sistema senza cavo): questo genere di sistema permette, tramite un apposito trasmettitore da collegare alla chitarra e un ricevitore che invia il segnale al resto della strumentazione, di restare per così dire indipendente dai cavi di collegamento tra chitarra e amplificazione, dando una maggiore libertà sui palchi grossi dove viene richiesto tanto movimento a chi suona.

Penso che sia impossibile descrivere tutti i sistemi utilizzati dai chitarristi più famosi, anche perché è impossibile conoscerli tutti: se vi dovesse capitare di trovare una pubblicazione che tratta completamente questo argomento (io personalmente non so se ci sia), acquistatela tranquillamente, in quanto può sempre essere interessante. Concludendo questo lungo capitolo, voglio ricordare che la curiosità appaga, nel senso che conoscere e capire la strumentazione degli altri, è sempre utile per apprendere tecniche e novità interessanti che altrimenti sfuggirebbero. Oltre a guardare le mani dei chitarristi, torna utile osservare come utilizzano la loro strumentazione.
E' palese come tutte le informazioni circa gli schemi, i setup e la strumentazione in generale relativa ad un chitarrista possa subire differenze anche notevoli nel corso degli anni. Queste pagine sono quindi da ritenersi a carattere informativo.


Conclusioni

In molti casi le richieste dei musicisti possono però essere condizionate da vari fattori, quali possono essere i costi della strumentazione, il genere musicale suonato, la comodità di trasporto eccetera...
Ovviamente, la comodità di trasporto può essere rilevante, in quanto il musicista deve caricarsi la propria strumentazione in auto, e non tutti potrebbero avere la station-wagon. In questi casi può essere utile affidarsi all'amplificatore combo, oppure un setup composto da un piccolo case contenente poche unità rack, e una cassa piccola.
Qualcuno invece potrebbe (o vorrebbe) affidarsi a dei sistemi più complessi (ma anche più costosi e ingombranti): obbligatorio l'uso di una station-wagon a meno che non si voglia caricare la strumentazione sul portapacchi...
Infine il genere musicale. Per fare del buon Jazz o Blues basta una ampli e una chitarra; per suonare pop, fusion, rock progressive magari occorre un sistema più complesso...
Queste semplici riflessioni sono puramente esaustive all'argomento trattato. E' chiaro che un setup costoso, sia in termini economici che di tempo di programmazione, non è alla portata di tutti. E' anche chiaro che in molti casi basta poco per ottenere un suono perfetto alla situazione musicale in cui ci si trova a dover suonare. A voi le dovute conclusioni...


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